L’approvazione, da parte del Consiglio comunale di Città di Castello, della mozione da me presentata sulle accise dei carburanti e sui pedaggi autostradali non è un passaggio meramente formale. È, al contrario, una presa di posizione politica chiara, che chiama in causa il rapporto tra scelte nazionali e tenuta sociale dei territori.
La mozione nasce da un dato oggettivo: l’aumento delle tariffe autostradali, entrato in vigore dal 1° gennaio 2026, e il contestuale incremento delle accise sui carburanti stanno producendo effetti concreti e immediati su famiglie, lavoratori e imprese. Non si tratta di variazioni marginali, ma di un aggravio sistemico che incide sul costo della vita, sulla competitività delle attività economiche e, in definitiva, sulla qualità della vita nei territori periferici.
Il punto centrale è politico prima ancora che economico. Le scelte in materia fiscale e tariffaria, pur formalmente neutrali, non lo sono affatto nei loro effetti. Esse colpiscono in modo selettivo i territori che, per caratteristiche geografiche e infrastrutturali, dipendono in misura maggiore dalla mobilità privata.
Città di Castello – come gran parte dell’Altotevere – è un territorio che non dispone di alternative adeguate di trasporto pubblico verso i principali poli regionali e interregionali. In questo contesto, l’automobile non è una scelta, ma una necessità. E quando il costo del carburante e dei pedaggi aumenta, non si comprime una spesa discrezionale: si colpisce un bisogno essenziale.
La mozione individua con precisione i soggetti maggiormente esposti a questi aumenti:
- I pendolari, che quotidianamente si spostano verso Perugia, l’Emilia-Romagna o la Toscana, subiscono un incremento diretto dei costi di mobilità;
- Le imprese – in particolare nei settori della logistica, del trasporto e della manifattura – vedono crescere i costi operativi, con effetti inevitabili sui prezzi e sull’occupazione;
- Le famiglie, già colpite dall’inflazione, si trovano di fronte a una riduzione ulteriore del reddito disponibile.
Non è difficile comprendere come questi fattori, combinati fra loro, producano un effetto regressivo colpendo di più chi ha meno strumenti per assorbirli.
In questo contesto il ruolo del Comune non può limitarsi alla sola gestione amministrativa, dovendo porsi, innanzitutto, come voce politica del territorio tifernate.
La mozione approvata va esattamente in questa direzione, impegnando il Sindaco e la Giunta a farsi portavoce, presso il Governo e attraverso i canali istituzionali – a partire dall’ANCI – della contrarietà del nostro territorio agli aumenti delle accise e dei pedaggi, chiedendo una revisione delle misure adottate. Allo stesso tempo, sollecita la Regione Umbria a intervenire in sede di Conferenza delle Regioni per sostenere misure concrete: agevolazioni per i pendolari, strumenti di compensazione per l’autotrasporto, criteri fiscali ispirati a maggiore equità sociale.
L’obiettivo della mozione è quello di riportare al centro il principio secondo cui le politiche pubbliche devono essere valutate non solo per la loro sostenibilità macroeconomica, ma anche per il loro impatto territoriale.
La mozione non si limita dunque a una critica, ma prova a delineare una prospettiva. Da un lato, si chiede una revisione dei criteri di determinazione dei pedaggi, affinché siano più trasparenti e correlati alla qualità effettiva delle infrastrutture. Dall’altro, si promuovono iniziative locali per la mobilità sostenibile: car sharing, car pooling, mobilità elettrica, sostegni mirati ai pendolari più fragili.
Qui si colloca un nodo cruciale, ossia la transizione ecologica non può essere costruita contro i territori, ma deve essere accompagnata da politiche redistributive. Diversamente, rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di disuguaglianza.
In ultima analisi, questa mozione rappresenta una scelta di campo. Afferma che non è accettabile che le inefficienze o le scelte sbilanciate a livello nazionale vengano scaricate sulle comunità locali, ribadendo che equità, sostenibilità e coesione territoriale devono procedere insieme. Ed è proprio su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni: nella capacità di dare voce ai territori e di tradurre quella voce in iniziativa politica concreta.
Di seguito il testo della mozione approvata: